Io ti dico che tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: ciò che legherai sulla terra sarà legato anche nei cieli e ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.

È il celebre brano dell’investitura di Pietro da parte di Gesù (Mt 16,17-19). Tre sono i simboli che lo reggono e che sono alla base della Chiesa fondata su Cristo, «pietra angolare», e su Pietro, «pietra visibile» nel tempo e nello spazio. Il primo è appunto la roccia: Pietro coi suoi successori rende esplicita nella storia la fondazione della Chiesa su Cristo. Così la Chiesa che ha nel Papa il suo segno visibile di stabilità e di unità.

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"Dio che non esisti ti prego
che almeno su questa grande nave
che mi porta via
le cabine siano… siano ben areate…

Ma se non esiste perché lo preghi?

Non esiste fintantoché io non ci credo
finché continuo a vivere come viviamo tutti
desiderando desiderando
ma se io lo chiamo…

Troppo tardi!

Per la forza terribile dell’anima mia,
forse vile, trascurabile in sé
però anima nella piena portata del termine,
se io lo chiamo verrà."

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Una decisione inattesa, anzi inedita, ma frutto di una Chiesa che sa rinnovarsi e andare incontro a tempi nuovi della sua storia. Il tono generale che si ricava dalla dichiarazione di monsignor Andrich dopo la dichiarazione della rinuncia all'esercizio del ministero petrino da parte del Santo Padre. Monsignor Andrich paragona la portata di questo annuncio a quella che, cinquant'anni fa, mosse la Chiesa quando ascoltò dalle labbra del beato Giovanni XXIII la prossima celebrazione del Concilio Ecumenico Vaticano II. Se la decisione è frutto delle conseguenze dell'età del Santo Padre, come attesta il comunicato diffuso dal portavoce padre Lombardi, monsignor Andrich vi legge anche l'invito a spalancare lo sguardo sugli orizzonti che questa decisione apre.

 

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