Ecco l'omelia del Vescovo Renato Marangoni alla Santa Messa di mezzanotte celebrata in Cattedrale a Belluno nella solennità del Natale:

Saluto ciascuno di voi – anche chi è con noi attraverso i mezzi di comunicazione – con la delicatezza con cui Paolo si è rivolto a Tito, suo collaboratore, e lo fa partecipe di una notizia di futuro a cui affidarsi: «Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia, con pietà…».
Nel porgervi questo saluto e questo augurio, intendo anche adempiere ad un dovere assunto qualche ora fa nella Casa circondariale di questa nostra Città, lì dove, con i detenuti, abbiamo aperto le celebrazioni del Natale.
Ho promesso a loro che avrei portato qui a tutti voi il loro saluto, letto da Peter.
Mi pare sia il commento più appropriato alle parole di Paolo a Tito appena ascoltate: «Vescovo Renato, le do il benvenuto a nome di tutto il popolo carcerario.
«La ringrazio di essere qui con noi in questo momento di particolare difficoltà della nostra vita.
«Cristiani, mussulmani, ebrei e buddisti… abbiamo tutti una grande cosa che ci accomuna: Dio.
«In questo tempo qui dentro abbiamo la possibilità di migliorare i nostri pregi e limare i nostri difetti.
«Un regalo per questo Natale lo chiedo a nome di tutti: un pizzico di fede e una manciata di forza per continuare ad andare avanti con la consapevolezza che c’è un Dio che dall’alto ci protegge e che ci perdona, se abbiamo la forza di perdonare a noi stessi per primi.
«Ci aiuti ad avere un po’ più di rispetto gli uni verso gli altri perché il rispetto è fondamento di pace.
«Ci aiuti a fidarci del bambino di Betlemme.
«Ci aiuti a credere al perdono e alla pace. Grazie!».
Non ho altre parole da aggiungere.
Questa notte, in questo buio, con le oscurità che ciascuno di noi porta con sé, ecco l’annuncio di una grande gioia.
Il segno donato a tutti è il parto di Maria che stanotte stiamo celebrando. Maria ha dato alla luce il figlio tra la fatica di un viaggio in condizione di precarietà e l’aprirsi del suo grembo.
Dio è tutto lì.
Ognuno di noi è frutto di un parto. Qui ci sono molte madri che hanno dato alla luce uno o più figli.
Dio ha seguito questa via per essere “una grande cosa che ci accomuna”.
Non possiamo temere.
Aiutiamoci a non temere, come è stato detto ai pastori che «furono presi da grande timore».
Auguro a tutti la gioia di questo annuncio. Penso che la commossa richiesta di aiuto dei detenuti possa essere anche la nostra preghiera in questa notte.
Ci aiuti ad avere un po’ più di rispetto gli uni verso gli altri perché il rispetto è fondamento di pace. Ci aiuti a fidarci del bambino di Betlemme. Ci aiuti a credere al perdono e alla pace. Grazie.
+ Renato