Di seguito il testo dell'intervento tenuto ieri dal Vescovo in occasione della commemorazione per il 50° dal disastro del Vajont.

Auguro a tutti i presenti, alle autorità di vivere oggi e in tutti i 9 ottobre dei prossimi anni, giornate di intensa partecipazione.
Lo faccio nome della Chiesa Diocesana di Belluno – Feltre, della Diocesi di Concordia Pordenone e di tutte le Diocesi che sono state toccate dal disastro. Il Vescovo di Roma Papa Francesco, che ho recentemente incontrato e al quale avevo portato l’invito di Longarone per una sua presenza mi incarica di esprimere a tutti la sua partecipazione: possiamo immaginare con quali sentimenti lo fa.

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Carissimi,

in questo 2013 ricorrono i 450 anni dalla chiusura del Concilio di Trento (1545-1563) e da quella grande decisione presa il 15 luglio 1563, quando i vescovi di quel Concilio approvarono all’unanimità l’erezione del seminario in ogni diocesi. Fu una decisione storica che dotava la Chiesa dell’istituto per la cura delle vocazioni al sacerdozio ordinato, ancora oggi fondamentale e imprescindibile.

Il Concilio Vaticano II, iniziato cinquant’anni fa, continua a indicare il seminario quale luogo in cui «tutta l’educazione degli alunni deve tendere allo scopo di formare veri pastori d’anime, sull’esempio di nostro Signore Gesù Cristo maestro, sacerdote e pastore».

Nell’anno della fede cresca la convinzione che le nostre comunità sono chiamate ad avere a cuore il seminario.

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Il vescovo di Belluno-Feltre, monsignor Giuseppe Andrich, la sera del 13 marzo, quando è stato eletto il Papa, era a Roma dove, nel pomeriggio, aveva tenuto una lezione alla Pontificia Università Lateranense. È stato lui a ordinare che le campane della Cattedrale e di tutte le chiese della diocesi suonassero a distesa, poco dopo le 20, appena saputo il nome di Francesco che il nuovo Papa, l’argentino Jorge Mario Bergoglio, si è attribuito. «La Chiesa di Belluno-Feltre – sono le parole di monsignor Andrich – gioisce con tutta la Chiesa universale per il nuovo Pontefice. Il nuovo Papa è dei Gesuiti, la famiglia religiosa a cui è appartenuto il cardinale Carlo Maria Martini, protagonista, con Joseph Ratzinger, dell’ultimo scorcio della Chiesa del Novecento».

«Nelle parole del nuovo Papa – ha sottolineato monsignor Andrich – si hanno diversi cenni su quanto già il servo di Dio Albino Luciani avrebbe voluto realizzare nel programma del suo pontificato: un rapporto particolare con la diocesi di Roma, che presiede nella carità a tutte le chiese». Monsignor Andrich ha commenta uno per uno tutti i gesti e gli atteggiamenti del primo discorso del nuovo vescovo di Roma: «da come si è presentato, si è dimostrato un uomo e un Pastore che va all’essenziale, che punta sulla preghiera, che riesce a far pensare la gente nel silenzio. Insolito questo modo di presentarsi alla loggia delle benedizioni facendo pregare». A proposito dei particolari inediti, a partire dal nome, di cui è costellata la presentazione di papa Francesco, monsignor Andrich ha ricordato come lo abbia edificato, nei giorni scorsi, in una celebrazione delle cresime, «la testimonianza di un sacerdote della nostra diocesi, il quale si era imposto, nei giorni delle Congregazioni generali e del Conclave, di non lasciarsi sviare, anzi di non ascoltare affatto, pronostici e calcoli, per affidarsi semplicemente a chi lo Spirito di Dio avrebbe donato alla sua Chiesa: l’unico atteggiamento da assumere per vivere l’elezione del nuovo Papa».

Un atteggiamento di attesa che ora si muta, per la diocesi di Belluno-Feltre, nell’accompagnare con la preghiera e l’entusiasmo il ministero di papa Francesco che va a iniziare.

 

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