Il vescovo di Belluno-Feltre, monsignor Giuseppe Andrich, la sera del 13 marzo, quando è stato eletto il Papa, era a Roma dove, nel pomeriggio, aveva tenuto una lezione alla Pontificia Università Lateranense. È stato lui a ordinare che le campane della Cattedrale e di tutte le chiese della diocesi suonassero a distesa, poco dopo le 20, appena saputo il nome di Francesco che il nuovo Papa, l’argentino Jorge Mario Bergoglio, si è attribuito. «La Chiesa di Belluno-Feltre – sono le parole di monsignor Andrich – gioisce con tutta la Chiesa universale per il nuovo Pontefice. Il nuovo Papa è dei Gesuiti, la famiglia religiosa a cui è appartenuto il cardinale Carlo Maria Martini, protagonista, con Joseph Ratzinger, dell’ultimo scorcio della Chiesa del Novecento».

«Nelle parole del nuovo Papa – ha sottolineato monsignor Andrich – si hanno diversi cenni su quanto già il servo di Dio Albino Luciani avrebbe voluto realizzare nel programma del suo pontificato: un rapporto particolare con la diocesi di Roma, che presiede nella carità a tutte le chiese». Monsignor Andrich ha commenta uno per uno tutti i gesti e gli atteggiamenti del primo discorso del nuovo vescovo di Roma: «da come si è presentato, si è dimostrato un uomo e un Pastore che va all’essenziale, che punta sulla preghiera, che riesce a far pensare la gente nel silenzio. Insolito questo modo di presentarsi alla loggia delle benedizioni facendo pregare». A proposito dei particolari inediti, a partire dal nome, di cui è costellata la presentazione di papa Francesco, monsignor Andrich ha ricordato come lo abbia edificato, nei giorni scorsi, in una celebrazione delle cresime, «la testimonianza di un sacerdote della nostra diocesi, il quale si era imposto, nei giorni delle Congregazioni generali e del Conclave, di non lasciarsi sviare, anzi di non ascoltare affatto, pronostici e calcoli, per affidarsi semplicemente a chi lo Spirito di Dio avrebbe donato alla sua Chiesa: l’unico atteggiamento da assumere per vivere l’elezione del nuovo Papa».

Un atteggiamento di attesa che ora si muta, per la diocesi di Belluno-Feltre, nell’accompagnare con la preghiera e l’entusiasmo il ministero di papa Francesco che va a iniziare.

 

Io ti dico che tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: ciò che legherai sulla terra sarà legato anche nei cieli e ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.

È il celebre brano dell’investitura di Pietro da parte di Gesù (Mt 16,17-19). Tre sono i simboli che lo reggono e che sono alla base della Chiesa fondata su Cristo, «pietra angolare», e su Pietro, «pietra visibile» nel tempo e nello spazio. Il primo è appunto la roccia: Pietro coi suoi successori rende esplicita nella storia la fondazione della Chiesa su Cristo. Così la Chiesa che ha nel Papa il suo segno visibile di stabilità e di unità.

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"Dio che non esisti ti prego
che almeno su questa grande nave
che mi porta via
le cabine siano… siano ben areate…

Ma se non esiste perché lo preghi?

Non esiste fintantoché io non ci credo
finché continuo a vivere come viviamo tutti
desiderando desiderando
ma se io lo chiamo…

Troppo tardi!

Per la forza terribile dell’anima mia,
forse vile, trascurabile in sé
però anima nella piena portata del termine,
se io lo chiamo verrà."

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