La solennità della Pasqua di Risurrezione è il centro dell’anno liturgico, l’anno della Chiesa. Questa centralità è sottolineata anche dalla struttura del periodo dopo la domenica di Pasqua: il Tempo pasquale. Con questa indicazione i cristiani sono invitati a prolungare nella «celebrazione» e, di riflesso nella loro vita, il grande significato della Risurrezione del Signore. Sottolineo l’uso di una parola nella prima settimana dopo la Pasqua e nelle domeniche seguenti. Non viene usato la parola «dopo», ma la parola «di». Nella prima settimana di inizia con il «lunedì di Pasqua». La domenica seguente è chiamata «domenica seconda di Pasqua» e così tutte le altre domeniche fino alla Solennità di Pentecoste.

Un giorno di otto giorni

Tutta la prima settimana dopo la Pasqua è vissuta dalla chiesa nelle sue celebrazioni e nella preghiera dell’Ufficio Divino come un unico giorno. La ripresa della vita quotidiana della società, scuola e lavoro, dopo la pausa-vacanza pasquale, è proposta ai cristiani con una intonazione di festa, di una gioia che continua. Il richiamo popolare è soprattutto incentrato sul lunedì che ha, in questo linguaggio, due espressioni. La prima ancor molto usata: «Pasquetta». La seconda con richiamo più religioso, ma ormai in disuso: «lunedì dell’Angelo».
I testi della Messa e del Breviario sono un continuo richiamo alla Risurrezione. La ripetizioni di inni e acclamazioni accanto alla presentazione di diverse sfaccettature del mistero della Pasqua accompagnano questi giorni.
La domenica, seconda di Pasqua, ha lasciato da parte il termine più popolare e usato nel passato: «Domenica in albis», per prendere quello datale da san Giovanni Paolo II: «Domenica della divina Misericordia».
Il primo termine indicava la domenica nella quale i nei battezzati dopo aver utilizzato per tutta la settimana la veste bianca (alba) con la quale erano stati rivestiti dopo l’immersione nella vasca battesimale, riprendevano i loro vestiti normali. La festa della Divina misericordia, molto recente, è stata istituita ufficialmente da san Giovanni Paolo II nel 1992. Egli la fissò per tutta la Chiesa nella prima domenica dopo la celebrazione della Pasqua. Il riferimento di questa festa sono le visioni avute dalla religiosa polacca Santa Faustina Kowalska nelle quali Gesù stesso chiedeva l’istituzione di questa festa. La scelta di questa domenica ha un suo profondo senso teologico: indica lo stretto legame tra il mistero pasquale della Redenzione e la festa della Misericordia.

La grande domenica

I cinquanta giorni che si succedono dalla domenica di Risurrezione alla domenica di Pentecoste si celebrano nella esultanza e nella gioia come un solo giorno di festa, anzi come la grande domenica». Questa espressione usata da S. Atanasio (vescovo e dottore della Chiesa copta di Alessandria del sec. IV) documenta come sia antica la struttura attuale del tempo pasquale e indica lo spirito con il quale era vissuto. In questi giorni, festivi e feriali, si canta in modo del tutto speciale l’«Alleluja». È questa una parola familiare a tutti i cristiani. È un termine di origine ebraica traslitterato in italiano e in tante altre lingue. Alleluia è la parola più gioiosa per i cristiani per esprimere lode e acclamare Dio nella esultanza.
Nel calendario liturgico le domeniche del tempo pasquale si chiamano, come detto domeniche di Pasqua (da IIa a VIIa) perché appaia più evidente che i cinquanta giorni, sono come un solo giorno, o una grande domenica. In questo tempo si celebra anche la solennità dell’Ascensione, quaranta giorni dopo la Pasqua. Nelle nazioni dove la festa è spostata alla domenica (come in Italia), sostituisce la settima domenica di Pasqua.
La domenica di Pentecoste conclude questo sacro tempo di cinquanta giorni.
Particolarmente intensi i testi delle preghiere della Chiesa sia nelle domeniche che nei giorni feriali. Le preghiere proprie di ogni Messa e i prefazi pasquali esprimono la ricchezza teologica e indicano chiaramente la spiritualità pasquale per ogni cristiano.
I brani proposti dalla Liturgia della Parola annunciano l’evento pasquale, il suo significato per la fede, la sua incidenza nella vita di chi incontra il Cristo Risorto.

E' stato diffuso nelle parrocchie di Belluno-Feltre il sussidio, elaborato da una Commissione Caritas e dalla Commissione per la pastorale sociale e il lavoro, sull'accoglienza di Migranti e Rifugiati. Il sussidio si intitola «Ero straniero e mi avete accolto». Di seguito la presentazione del Vescovo Renato Marangoni:

Con questa nota iniziale desidero consegnare alle comunità parrocchiali della diocesi di Belluno-Feltre questo utile e interessante sussidio, predisposto dalle due Commissioni diocesane della Caritas e di pastorale sociale. E' solo uno strumento, ma in esso palpita la vita del nostro pianeta Terra che papa Francesco, nell'enciclica «Laudato si'», ha chiamato "Casa comune". Un fenomeno tanto nuovo e tanto antico "ci interpella": i migranti, i rifugiati, i profughi, i richiedenti asilo... stanno aprendo nuove strade, stanno cercando nuove condizioni di vivibilità, stanno provocando nuovi incontri, anelano a un di più di giustizia e di pace...

La maggior parte della nostra esistenza è fatta di appelli da parte di persone che entrano nei nostri vissuti, li mettono in movimento, li portano a ulteriori aperture. La vita è un processo vivo, un cammino che si apre dinanzi, addirittura un essere abitati da tante presenze, alcune inasettate...

Nella ricerca spesso disperata di futuro da parte di tanti fratelli e sorelle e nel loro giungere alle nostre porte dalle terre più lacerate, ma anche nel chiedere ospitalità, le nostre comunità cristiane non possono non riconoscere la voce dello Spirito, che accolto rinnoverà la faccia della terra, come si dice nella Bibbia.

Con verità e realismo, ma nell'amore e nella speranza, lasciamoci interpellare dallo Spirito stesso che opera ovunque e «soffia dove vuole», come ha detto Gesù.
La nostra Chiesa si pone in ascolto, fa discernimento, dà il suo contributo «nella gioia del Vangelo», affinché diventiamo tutti più umani, più "planetari", più fratelli e sorelle.
Questo sussidio non cerca di bypassare le questioni reali del vivere comune nel loro risvolto istituzionale, amministrativo e gestionale; intende, invece, giungere alla coscienza di fede delle nostre comunità cristiane e propone loro un cammino di conoscenza dei problemi e di conversione di vita, perseguendo "la causa del Vangelo".

Il tempo della Quaresima è tempo propizio perché, a vari livelli, nella vita delle comunità parrocchiali si possano compiere dei passi nel cammino di conversione a partire da questo appello di Gesù: «ero straniero e mi avete ospitato».

Nella gioia del Vangelo!

Santi Cirillo e Metodio, patroni d'Europa, 14 febbraio 2017

+ Renato, Vescovo

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«Un’oasi di tempo in cui sperimentare di essere una ‘‘comunità’’ che si guarda in volto, si lascia abbellire dalla gioia del Vangelo (Evangelii gaudium), si aiuta a riprendere il cammino con fiducia, assume i tratti della misericordia». Questa la definizione che il Consiglio pastorale diocesano di Belluno-Feltre ha dato dei «Giorni dello Spirito e di comunità», in calendario per l’inizio della Quaresima, dall’1 al 4 marzo prossimi. I «Giorni dello Spirito e di comunità» iniziano con il rito delle Ceneri, mercoledì 1 marzo, e proseguono con tre serate: giovedì 2 marzo, venerdì 3, sabato 4.

IN TUTTE LE PARROCCHIE

Da giovedì 2, le 158 parrocchie della diocesi (o le parrocchie sorelle assieme) si riuniranno in un momento di ascolto, di ascolto e ripresa di una testimonianza, di convivialità. L’orario di inizio e di durata sarà determinato tenendo conto dell’insieme della proposta e delle possibilità reali per le persone. «Non ci si scoraggi - scrive la traccia consegnata dal Vescovo Renato - a proporre un’esperienza nuova, libera e aperta: libera, in quanto le persone che parteciperanno è bene che aderiscano senza pressioni, ma invitate e motivate dal fatto di ritrovarsi in comunità e nel segno della fraternità; aperta, perché può partecipare chiunque si sente invitato e perché ognuno può scegliere di partecipare a qualsiasi dei tre atti: può venire quando è libero o nel momento che ritiene più adeguato».

I TRE ATTI DELLA PROPOSTA

Quali sono i «tre atti» di cui scrive il Vescovo? Il primo atto è l’ascolto della parola e la preghiera. «Come sede, è da preferire il luogo ordinario della celebrazione dell’Eucaristia: la chiesa parrocchiale o la cappella o la chiesa frazionale». Non si tratta, però, di una celebrazione strettamente liturgica, ma di un tempo da vivere nel raccoglimento per ascoltare la Parola prevista dalla liturgia del giorno (prima lettura, salmo responsoriale e Vangelo), ritmati da silenzio e preghiera comunitaria.

SECONDO ATTO: LA CONVIVIALITA'

«Condividere il pasto o una merenda serale - con semplicità e nella gioia dello stare insieme - dà un’atmosfera di famiglia e comunità». Il secondo atto può essere collocato nel mezzo dell’esperienza, ma può diventare ‘‘il terzo’’: la scelta sta alle singole comunità e dipende dagli orari che si scelgono e da come si intende impostare la serata. «Sarebbe molto significativo - continua la traccia distribuita per la preparazione ai Giorni dello Spirito - che in una di queste condivisioni del pasto si invitasse qualche persona sola o bisognosa».

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