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Alla Chiesa di Dio che è in Belluno-Feltre

Eccomi!

Mi presento con la trepidazione che mi accerchia per dare a tutti voi – Chiesa del Signore in Belluno-Feltre – il mio abbraccio di comunione.

In questo momento inedito e inaspettato non nascondo di cercare accoglienza e comprensione.

Posso confidarvi che mi sono sentito precedere da quel “sì” che, poi, ho cercato di dire con il cuore quando mi è stato comunicato che Papa Francesco mi chiamava ad essere Vescovo nella vostra Chiesa.

C’è un’appartenenza di Grazia che precede, chiama e dà anche la fiducia di rispondere. Sono convinto che è un “sì” vicendevole – mio e di tutti voi – da vivere ogni giorno, un sì al Vangelo di Gesù, perché oggi si compia ancora, anche tramite noi.

Condivido con voi questo mio sentire. Sono certo che è già arricchito dalla storia di fede della vostra e, ora, nostra Chiesa.

A tutte le comunità ecclesiali esprimo la mia attesa di poterle incontrare nel nome del Signore Gesù, con il desiderio di conoscerle, di ascoltarle per poi aiutarci insieme. Siamo tutti “poca cosa” ma gli uni con gli altri, guidati dallo Spirito, possiamo essere «segno e strumento dell’intima comunione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (LG 1).

Un pensiero di affetto e riconoscenza va al Vescovo Giuseppe. La gioia di succedergli sgorga dalla scia di fedeltà di cui la vita delle Chiese è intessuta. Il mio affettuoso saluto va a tutto il presbiterio, dal prete più giovane al prete più anziano, in particolare a chi si sente più solo o affaticato.

Permettetemi un ulteriore sentimento, riguarda lo scenario stupendo delle vostre montagne che tanto ho ammirato e frequentato. Ora scopro che quel fascino anticipava la gioia e la fatica di camminare insieme, di esserci gli uni per gli altri, di salire insieme verso una speranza che non abbia fine e che sia per tutti, donne e uomini di qualsiasi appartenenza.

Ci raccogliamo nella preghiera. La immagino simile al cammino del Buon Samaritano: insieme ci facciamo carico delle fatiche delle nostre famiglie e delle nostre comunità, di ogni persona anziana o in situazione di malattia, di disabilità, di ferita interiore o negli affetti, di disoccupazione, di abbandono, di fragilità, di povertà. Ancor più motivati e sostenuti dal Giubileo della misericordia!

Accanto a questa preghiera mi viene spontaneo osare un invito: affidiamoci alle “nuove generazioni”, al loro intuito, alle loro abilità, alle loro inquietudini, al loro sguardo, all’aspirazione più profonda che le abita. Possiamo sperare solo con loro!

Il mio pensiero si rivolge, inoltre, a tutte le Istituzioni presenti e operanti nel territorio della Diocesi. Insieme potremo collaborare, con sincerità e rispetto, per un di più di bene, di giustizia e di misericordia.

Con l’animo riconoscente alla Chiesa di Padova di cui sono figlio ammirato, eccomi a te, Chiesa di Belluno-Feltre!

Il nostro arrivederci lo poniamo accanto alle parole rassicuranti di Gesù: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga» (Gv 15,16).

Padova, 10 febbraio 2016   

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Alla Chiesa di Dio che è in Belluno-Feltre

Eccomi!

Mi presento con la trepidazione che mi accerchia per dare a tutti voi – Chiesa del Signore in Belluno-Feltre – il mio abbraccio di comunione.

In questo momento inedito e inaspettato non nascondo di cercare accoglienza e comprensione.

Posso confidarvi che mi sono sentito precedere da quel “sì” che, poi, ho cercato di dire con il cuore quando mi è stato comunicato che Papa Francesco mi chiamava ad essere Vescovo nella vostra Chiesa.

C’è un’appartenenza di Grazia che precede, chiama e dà anche la fiducia di rispondere. Sono convinto che è un “sì” vicendevole – mio e di tutti voi – da vivere ogni giorno, un sì al Vangelo di Gesù, perché oggi si compia ancora, anche tramite noi.

Condivido con voi questo mio sentire. Sono certo che è già arricchito dalla storia di fede della vostra e, ora, nostra Chiesa.

A tutte le comunità ecclesiali esprimo la mia attesa di poterle incontrare nel nome del Signore Gesù, con il desiderio di conoscerle, di ascoltarle per poi aiutarci insieme. Siamo tutti “poca cosa” ma gli uni con gli altri, guidati dallo Spirito, possiamo essere «segno e strumento dell’intima comunione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (LG 1).

Un pensiero di affetto e riconoscenza va al Vescovo Giuseppe. La gioia di succedergli sgorga dalla scia di fedeltà di cui la vita delle Chiese è intessuta. Il mio affettuoso saluto va a tutto il presbiterio, dal prete più giovane al prete più anziano, in particolare a chi si sente più solo o affaticato.

Permettetemi un ulteriore sentimento, riguarda lo scenario stupendo delle vostre montagne che tanto ho ammirato e frequentato. Ora scopro che quel fascino anticipava la gioia e la fatica di camminare insieme, di esserci gli uni per gli altri, di salire insieme verso una speranza che non abbia fine e che sia per tutti, donne e uomini di qualsiasi appartenenza.

Ci raccogliamo nella preghiera. La immagino simile al cammino del Buon Samaritano: insieme ci facciamo carico delle fatiche delle nostre famiglie e delle nostre comunità, di ogni persona anziana o in situazione di malattia, di disabilità, di ferita interiore o negli affetti, di disoccupazione, di abbandono, di fragilità, di povertà. Ancor più motivati e sostenuti dal Giubileo della misericordia!

Accanto a questa preghiera mi viene spontaneo osare un invito: affidiamoci alle “nuove generazioni”, al loro intuito, alle loro abilità, alle loro inquietudini, al loro sguardo, all’aspirazione più profonda che le abita. Possiamo sperare solo con loro!

Il mio pensiero si rivolge, inoltre, a tutte le Istituzioni presenti e operanti nel territorio della Diocesi. Insieme potremo collaborare, con sincerità e rispetto, per un di più di bene, di giustizia e di misericordia.

Con l’animo riconoscente alla Chiesa di Padova di cui sono figlio ammirato, eccomi a te, Chiesa di Belluno-Feltre!

 
 

Il nostro arrivederci lo poniamo accanto alle parole rassicuranti di Gesù: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga» (Gv 15,16).

Padova, 10 febbraio 2016        

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Carissimi,

cinquant’anni fa papa Paolo VI ha scritto sulla «Populorum progressio» (n.3): «I popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell'opulenza. La Chiesa trasale davanti a questo grido d'angoscia e chiama ognuno a rispondere con amore al proprio fratello».

            Queste parole profetiche del beato Paolo VI, trovano eco e richiamo forte nell’invito di papa Francesco ad accogliere in ogni parrocchia una famiglia di profughi. Un appello che viene mentre stiamo vedendo quanto «l’ira dei poveri» possa spingere masse di persone a consegnarsi a traghettatori infidi, affrontando i pericoli del mare e i muri di filo spinato.

            Ben venga allora questo invito del Papa se serve a risvegliare le nostre comunità, a farci pensosi e non superficiali davanti a tanti discorsi gridati. Ben venga questo invito del Papa alle parrocchie, se serve a risvegliare in pastori e laici il senso vero della loro missione in questo mondo.

            Il Giubileo della misericordia del Signore, che il Papa ha indetto, sia occasione per compiere scelte nuove di accoglienza che spettano a tutti. Non solo ad addetti ai lavori, ma proprio a tutti i cristiani e alle persone di buona volontà. In questo inizio del nuovo anno pastorale il tema venga seriamente posto all’attenzione della parrocchia attraverso i vari organismi (Consiglio pastorale - Consiglio affari economici).

Cominciamo col promuovere una cultura dell’accoglienza iniziando da subito con chi già vive nella parrocchia, come da anni cerchiamo di fare con chi è senza lavoro, per poi allargarsi anche ai profughi che dovessero trascorrere dei periodi anche brevi nella nostra terra. La Caritas diocesana e il suo direttore don Giorgio Soccol daranno indicazioni sulle modalità opportune per le parrocchie, anche al di là della disponibilità di proprie strutture. Vengano privilegiate le famiglie, dopo che hanno avuto il permesso di soggiorno. La nostra accoglienza venga dopo l’ospitalità garantita dalle cooperative dove si svolgono i vari passaggi burocratici. Le cooperative assicurano in diocesi l’ospitalità, anche in strutture parrocchiali e diocesane.

Accogliere è molto di più di ospitare. Accogliere infatti significa mettere a proprio agio e dare pari dignità a chi ci sta davanti. Significa entrare in una relazione fraterna. Significa, per dirla con Paolo VI, «rispondere con amore al proprio fratello».

Esprimerò tutta la riconoscenza e la benedizione del Signore sul nostro cammino, domenica prossima nella convocazione diocesana.

+ Giuseppe Andrich

È noto che papa Francesco ha voluto una consultazione, la più ampia possibile, in vista dell’atteso Sinodo sulla famiglia che si terrà nel prossimo ottobre.
È un secondo tempo dopo il Sinodo 2014 che aveva il compito di esaminare la situazione della famiglia nel mondo e ascoltare le domande che essa pone alla Chiesa e alla società.  Questo secondo tempo, in vista dell’appuntamento dell’ottobre 2015, doveva essere quello delle proposte. È stato importante pure per formulare meglio gli interrogativi pastorali posti al Sinodo e per sintetizzare problemi e attese.
La consultazione ha riguardato anche la diocesi di Belluno-Feltre le cui risposte sono  destinate a confluire a Roma insieme ai contributi inviati  da ogni parte del mondo. Ma si è trattato di un lavoro molto utile anche per chiarire lo stato della famiglia sul territorio e indicare i passi da fare per la nostra realtà.
Le risposte giunte al Vescovo non sono state così numerose come lo scorso anno. Probabilmente un segno di come sia più facile descrivere la situazione e di come sia faticoso proporre soluzioni, formulare proposte, mostrare le priorità di azione.
Quelle del 2015 sono state risposte “collettive” in quanto giunte da gruppi parrocchiali e quindi con un valore elevato perché sono frutto di ricerca comune, di discussione responsabile e di tentativo di sintesi.
L’esame di tutto il materiale vede molte conferme: abbiamo gli stessi problemi di tutti i cristiani, condividiamo molte convinzioni, viviamo le stesse attese. Di tutto ciò i mezzi di comunicazione hanno ripetutamente informato, pur con la parzialità che caratterizza la televisione e i grandi giornali.

IL DESIDERIO DI FAMIGLIA

La convinzione più condivisa sente che questa è l’ora della famiglia.
La ricchezza che la famiglia possiede e può riversare nella Chiesa e nella società è insostituibile.
Ma la famiglia ha anche bisogno di aiuto, di formazione, di sostegno.
Gli addetti ai lavori riassumono il tutto dicendo che essa è oggetto e soggetto di pastorale: un soggetto di primo piano dal momento che attraverso la famiglia passa la trasmissione delle fede e la formazione dell’umano intramontabile.
In mezzo a incertezze, il desiderio di famiglia abita anche oggi nel cuore di donne e uomini di ogni condizione. Se interrogato su ciò che conta davvero, anche il giovane di oggi, dopo aver elencato lavoro, successo, soldi, viaggi ecc. arriva al punto più profondo: «Farmi una famiglia!». E spesso specifica: incontrare l’amore, avere figli, costruire «qualcosa». Forse il Bellunese parlerà di una “casa”, riferendosi ai muri, ma pensando a quello che c’è all’interno di una casa: la famiglia.
Può essere interessante vedere i punti specifici sui quali si sono concentrate le risposte della Diocesi di Belluno-Feltre.

CONVIVENZE
E MATRIMONIO

Si constata che le convivenze, da noi, sono un fatto diventato “normale”. Si ignora perfino la contraddizione con la proposta cristiana sul Matrimonio. Tuttavia lo sguardo non è né pessimista né di condanna. La convivenza va presentata più come un’esperienza incompleta che totalmente sbagliata; attraverso un cammino graduale può maturare fino alla decisione di sposarsi ‘nel Signore’, scoprendo nello stesso tempo il grande valore sociale della famiglia, inizialmente non riconosciuto.
Bisogna tuttavia fare attenzione: certe convivenze vanno sciolte perché sono immature e talvolta si riducono a vere forme di schiavitù in cui uno è asservito all’altro senza garanzie e senza riconoscimento.

FRAGILITà NELLA
FAMIGLIA BELLUNESE

Le risposte al questionario attestano che le fragilità della famiglia le abbiamo tutte e le conosciamo tutte! La situazione è fonte di seria preoccupazione.
Vengono nominati i separati e divorziati e soprattutto i loro figli sui quali è franato il fallimento della coppia, ma subito dopo si nominano i genitori che si sentono falliti come educatori, gli anziani soli, gli immigrati. Nell’elenco c’è posto pure per le persone omosessuali.
Si nota come tutte queste situazioni provocano solitudine; avvertono su di sé il giudizio e vivono in forme diverse l’esclusione.
Per questo alla Chiesa – che concretamente ha il volto della parrocchia – si domanda soprattutto accoglienza. Alla comunità cristiana tuttavia si chiedono sia l’aiuto specialistico che può essere fornito dal Consultorio familiare – che va rilanciato – sia tanta formazione. Si raccomanda che nella formazione non manchi il discorso sulla Croce per vivere cristianamente i limiti e gli insuccessi e non si trascuri l’educazione alla coscienza del peccato che può ferire gravemente la famiglia.

PASTORALE DIOCESANA

Unanimemente si chiede che a livello diocesano ci sia un deciso rilancio della pastorale familiare. La priorità indicata più frequentemente è quella della formazione di coppie preparate che sappiano poi aiutare altre coppie: di fidanzati, di giovani sposi, di genitori.

FEDELTA’ A 360°

Proponiamo con forza la fedeltà matrimoniale: è un grande valore umano e il Vangelo lo illumina conferendogli bellezza e sostenendolo con la Grazia. Però ricordiamo che la fedeltà è a tutto tondo e bisogna essere fedeli non solo nel matrimonio ma anche in altre direzioni. In particolare occorre essere fedeli alla nostra terra: volersene andare dalla provincia verso il “meglio” intravisto o sognato altrove, ripropone la logica di chi abbandona il coniuge per qualcuno o qualcuna più attraente e appagante!

IL LINGUAGGIO

È una preoccupazione costante. Si denunciano troppe parole vuote e orgogliose presenti nel discorso ecclesiale e anche nei documenti dei Vescovi. Interessanti gli esempi che vengono portati: «Vangelo della Famiglia» viene inteso in modi disparati, spesso lontani tra di loro e, di fatto, la parola è incomprensibile.
«Famiglia naturale» è un’espressione che costituisce un inciampo per tanti e viene facilmente identificata con la «famiglia tradizionale». È meglio abolire questo linguaggio.

I NONNI NELLA FAMIGLIA

In piena sintonia con papa Francesco, nella diocesi di Belluno-Feltre viene sentita unanimemente l’importanza dei nonni accanto ai bambini e ai giovani: e non solo per quello che fanno.
Anche il loro esempio di fedeltà e la loro esperienza di vita familiare riempie talvolta un vuoto lasciato dai genitori, quando questi sono assenti o separati.

LE PROPOSTE PASTORALI

Nelle risposte ci sono tutte ed è arduo farne una sintesi o una classificazione. Emerge la domanda alla Chiesa affinché non sia lontana dalla famiglia. Ma forse dicendo ‘Chiesa’ si pensa solo al prete, al quale viene richiesto insistentemente di visitare le famiglie.
Un segnale di allargamento di orizzonti si vede nella proposta di gruppi: gruppi di sposi, di fidanzati, di adolescenti, di coniugi separati. Forse si cerca un rimedio alla solitudine denunciata come il male numero uno. Anche le feste o giornate della famiglia promosse dalle parrocchie vengono incoraggiate.
Solo in coda all’elenco di proposte, si nomina la celebrazione del Matrimonio ben preparata. Il mettere la celebrazione liturgica all’ultimo posto dovrebbe far riflettere.
L’ultimo posto per altro è assegnato alla proposta di iniziative per far conoscere «Humanae Vitae», la celebre enciclica di Paolo VI sulla trasmissione della vita. Questo dato va confrontato con l’impressionante e triste denatalità nella nostra provincia!

I DIVORZIATI RISPOSATI
NELLA CHIESA

La nostra diocesi condivide preoccupazioni, ansie, attese che sono comuni a tutta la Chiesa italiana.
Circa la partecipazione ai Sacramenti di persone che attualmente ne sono escluse si dice che non sono più pastoralmente sopportabili l’incertezza e la confusione su questo punto.
Si auspica l’apertura, a determinate condizioni e dopo un adeguato cammino, alla Comunione per i divorziati risposati. Si deve tuttavia evitare che questo abbia il sapore dello ‘sconto’ e si deve invece tenere conto delle ferite e della sensibilità del primo coniuge. Sono state adempiute le esigenze di giustizia verso di lui e verso i figli nati dall’unione?
Si afferma comunque che le nostre comunità sono pronte per qualche cambiamento della prassi in proposito.
Il cambiamento è maturo, e non dovrebbe tardare, per quanto riguarda l’ufficio dei padrini di Battesimo e Cresima.

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