E' stato diffuso nelle parrocchie di Belluno-Feltre il sussidio, elaborato da una Commissione Caritas e dalla Commissione per la pastorale sociale e il lavoro, sull'accoglienza di Migranti e Rifugiati. Il sussidio si intitola «Ero straniero e mi avete accolto». Di seguito la presentazione del Vescovo Renato Marangoni:

Con questa nota iniziale desidero consegnare alle comunità parrocchiali della diocesi di Belluno-Feltre questo utile e interessante sussidio, predisposto dalle due Commissioni diocesane della Caritas e di pastorale sociale. E' solo uno strumento, ma in esso palpita la vita del nostro pianeta Terra che papa Francesco, nell'enciclica «Laudato si'», ha chiamato "Casa comune". Un fenomeno tanto nuovo e tanto antico "ci interpella": i migranti, i rifugiati, i profughi, i richiedenti asilo... stanno aprendo nuove strade, stanno cercando nuove condizioni di vivibilità, stanno provocando nuovi incontri, anelano a un di più di giustizia e di pace...

La maggior parte della nostra esistenza è fatta di appelli da parte di persone che entrano nei nostri vissuti, li mettono in movimento, li portano a ulteriori aperture. La vita è un processo vivo, un cammino che si apre dinanzi, addirittura un essere abitati da tante presenze, alcune inasettate...

Nella ricerca spesso disperata di futuro da parte di tanti fratelli e sorelle e nel loro giungere alle nostre porte dalle terre più lacerate, ma anche nel chiedere ospitalità, le nostre comunità cristiane non possono non riconoscere la voce dello Spirito, che accolto rinnoverà la faccia della terra, come si dice nella Bibbia.

Con verità e realismo, ma nell'amore e nella speranza, lasciamoci interpellare dallo Spirito stesso che opera ovunque e «soffia dove vuole», come ha detto Gesù.
La nostra Chiesa si pone in ascolto, fa discernimento, dà il suo contributo «nella gioia del Vangelo», affinché diventiamo tutti più umani, più "planetari", più fratelli e sorelle.
Questo sussidio non cerca di bypassare le questioni reali del vivere comune nel loro risvolto istituzionale, amministrativo e gestionale; intende, invece, giungere alla coscienza di fede delle nostre comunità cristiane e propone loro un cammino di conoscenza dei problemi e di conversione di vita, perseguendo "la causa del Vangelo".

Il tempo della Quaresima è tempo propizio perché, a vari livelli, nella vita delle comunità parrocchiali si possano compiere dei passi nel cammino di conversione a partire da questo appello di Gesù: «ero straniero e mi avete ospitato».

Nella gioia del Vangelo!

Santi Cirillo e Metodio, patroni d'Europa, 14 febbraio 2017

+ Renato, Vescovo

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«Un’oasi di tempo in cui sperimentare di essere una ‘‘comunità’’ che si guarda in volto, si lascia abbellire dalla gioia del Vangelo (Evangelii gaudium), si aiuta a riprendere il cammino con fiducia, assume i tratti della misericordia». Questa la definizione che il Consiglio pastorale diocesano di Belluno-Feltre ha dato dei «Giorni dello Spirito e di comunità», in calendario per l’inizio della Quaresima, dall’1 al 4 marzo prossimi. I «Giorni dello Spirito e di comunità» iniziano con il rito delle Ceneri, mercoledì 1 marzo, e proseguono con tre serate: giovedì 2 marzo, venerdì 3, sabato 4.

IN TUTTE LE PARROCCHIE

Da giovedì 2, le 158 parrocchie della diocesi (o le parrocchie sorelle assieme) si riuniranno in un momento di ascolto, di ascolto e ripresa di una testimonianza, di convivialità. L’orario di inizio e di durata sarà determinato tenendo conto dell’insieme della proposta e delle possibilità reali per le persone. «Non ci si scoraggi - scrive la traccia consegnata dal Vescovo Renato - a proporre un’esperienza nuova, libera e aperta: libera, in quanto le persone che parteciperanno è bene che aderiscano senza pressioni, ma invitate e motivate dal fatto di ritrovarsi in comunità e nel segno della fraternità; aperta, perché può partecipare chiunque si sente invitato e perché ognuno può scegliere di partecipare a qualsiasi dei tre atti: può venire quando è libero o nel momento che ritiene più adeguato».

I TRE ATTI DELLA PROPOSTA

Quali sono i «tre atti» di cui scrive il Vescovo? Il primo atto è l’ascolto della parola e la preghiera. «Come sede, è da preferire il luogo ordinario della celebrazione dell’Eucaristia: la chiesa parrocchiale o la cappella o la chiesa frazionale». Non si tratta, però, di una celebrazione strettamente liturgica, ma di un tempo da vivere nel raccoglimento per ascoltare la Parola prevista dalla liturgia del giorno (prima lettura, salmo responsoriale e Vangelo), ritmati da silenzio e preghiera comunitaria.

SECONDO ATTO: LA CONVIVIALITA'

«Condividere il pasto o una merenda serale - con semplicità e nella gioia dello stare insieme - dà un’atmosfera di famiglia e comunità». Il secondo atto può essere collocato nel mezzo dell’esperienza, ma può diventare ‘‘il terzo’’: la scelta sta alle singole comunità e dipende dagli orari che si scelgono e da come si intende impostare la serata. «Sarebbe molto significativo - continua la traccia distribuita per la preparazione ai Giorni dello Spirito - che in una di queste condivisioni del pasto si invitasse qualche persona sola o bisognosa».

Leggi tutto: GIORNI DELLO SPIRITO E DI COMUNITA'

La celebrazione liturgica che ricorre il giorno due febbraio di ogni anno ma la sua vicenda affonda le sue radici molto lontano nel tempo e molto distante da noi sul piano geografico. Ne accenno in questo contributo per una opportuna conoscenza delle persone che la celebrano o che vogliono conoscere la storia delle nostre tradizioni religiose.


La candela nella casa


Uno dei segni religiosi, che negli anni passati accompagnavano la religiosità delle famiglie cristiane, era la collocazione della candela benedetta in un posto di rilievo. Le persone avanti negli anni ricordano che era appesa, ben in vita, su una parete della cucina. Talora sopra il calendario mensile o insieme al rametto di ulivo. La candela era stata benedetta prima della Santa Messa e consegnata ai presenti. La partecipazione a questo rito era molto numerosa. Nelle Parrocchie poi si curava la sua distribuzione in tutte le famiglie, frazione per frazione. Oggi si può constatare come sia la partecipazione al rito, sia la esposizione di questo segno è molto ridimensionata.


Un Rito che parte da lontano


Oggi, nel calendario della chiesa questa celebrazione, popolarmente chiamata «candelora» è indicata come Festa della «Presentazione del Signore», in riferimento al brano del Vangelo che ricorda l’episodio di Gesù presentato al Tempio di Gerusalemme da Giuseppe e Maria e accolto dal vecchio sacerdote del Tempio Simeone. Si tratta quindi di una festa in onore del Signore. Fino all’ultima riforma del calendario liturgico (1969) la festa era denominata «Purificazione della beata Vergine Maria». Ne veniva sottolineato il carattere Mariano e con il tempo di quaranta giorni dalla celebrazione della Natività ci consideravano concluse del tutto le celebrazioni natalizie.
La origine di questo rito, Festa delle luci, in Oriente, risale ai primi secoli del cristianesimo. Il nome dato alla festa era molto significativo «Incontro» (in greco «Ipapante»). L’incontro tra il Messia (luce del modo) e il suo Popolo. La pellegrina Egeria, testimone preziosa di riti cristiani orientali del sec. IV-V, descrive questo rito. Successivamente, nei secoli V-VI la celebrazione si spostò in Occidente. A Roma ebbe carattere più penitenziale (in sostituzione di un rito purificatorio pagano), in Gallia venne inserito il rito della benedizione delle candele e della processione.
Possiamo anche ricordare come riti pre-cristiani legati alla celebrazione della luce, siano stati sostituiti con questo rito di forte richiamo a Cristo, vera luce del mondo.


La «Candelora» oggi


La celebrazione di questa festa, celebrata generalmente in giorno feriale, viene mantenuta nelle comunità cristiane. Il rito prevede tre momenti: la benedizione delle candele, la processione, la celebrazione della Santa Messa. La benedizione delle candele avviene in un luogo diverso dal presbiterio (meglio se fuori della Chiesa) per dare la possibilità di effettuare anche solo una breve processione. Il senso del rito è richiamato dalle parole del sacerdote. Dopo aver richiamato l’episodio evangelico dice: «… Anche noi qui riuniti dallo Spirito Santo andiamo incontro al Cristo nella casa di Dio, dove lo troveremo e lo riconosceremo nello spezzare il pane, nell'attesa che egli venga e si manifesti nella sua gloria». L’avvio della processione è dato, dopo la benedizione delle candele (che tutti i fedeli tengono in mano, accese) con le parole: «Andiamo in pace incontro al Signore». La processione che si avvia, accompagnata da opportuno canto, ha come meta l’altare. Questo sia per il sacerdote che poi si sposta alla sua sede, sia per i fedeli che poi si collocano nei banchi.


Un segno di fede


La candela benedetta è conservata dai fedeli. Si tratta di un segno, di un richiamo. Il segno vale se è espressione di una realtà. La realtà che la candela accesa richiama è la fede in Cristo luce del mondo. Conservare in casa la candela benedetta assume il suo significato più vero, sia nella fede dei membri della Famiglia, sia nella sua accensione in particolari momenti della vita familiare. Accenderla in un giorno di festa, per una preghiera comune, magari prima del pranzo, può essere una valorizzazione. La fede dei componenti si può esprimere attorno alla candela accesa anche in altri momenti di gioia o di dolore, con la preghiera comunitaria. È la luce di Cristo che illumina la vita di chi crede in Lui, «luce dei popoli».


Giuliano Follin

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