Auronzo Villa gregoriana Convegno Psl 2017

«Il lavoro che vogliamo, il lavoro che sarà», questo il tema dell'appuntamento che l’Ufficio per la pastorale sociale e il lavoro della diocesi di Belluno-Feltre ha organizzato a San Marco di Auronzo nel primo weekend di settembre. Introducendo i lavori, il responsabile don Mario Doriguzzi ha sottolineato come le analisi frutto di queste due giornate di lavori dovranno poi essere reinterpretate alla luce del tema proposto a livello diocesano per l'anno pastorale che andiamo a vivere: nel Vangelo il nostro futuro. Capire cosa sta accadendo, dunque, per affrontare le nuove sfide in una chiave cristiana. La prima relazione ha visto protagonista Luca Grion, filosofo e sociologo dell'università di Udine, che ha parlato sul tema «Etica, economia e politica: la geometria spezzata». Qual è oggi lo spazio dell'uomo nel lavoro? Una realtà profondamente cambiata nella storia, un equilibrio, quello tra etica, politica ed economia, che nel tempo si è spezzato e va in crisi con la modernità, quando si comincia a separare morale ed economia e la politica viene relegata in un campo a parte. La crescita dell'economia nel corso dei decenni è stata sempre più forte e sempre più a discapito della politica, tanto che oggi l'economia non è più il regno dei mezzi ma quello dei fini; viceversa, la politica è diventata il regno dei mezzi con cui ottenere gli scopi dell'economia: la crescita del capitale. Si capisce quindi come sia importante rimettere al centro la dignità della persona come centro di relazioni in contrasto con l'idea di individualità nata con là modernità. Il cristianesimo ha sempre esaltato il concetto di persona integrata nelle relazioni. Il cristianesimo, dice Grion, ci aiuta a capire che siamo nodi di una rete e che la felicita non è una questione di beni ma, appunto, di relazioni. La comunità diventa dunque un insieme di persone in relazione all'interno di un destino comune, ma è anche qualcosa dove le persone vivono il dono reciproco, in contrasto con la logica del mero scambio. Il lavoro, ha concluso Grion, deve ritornare dentro quest'ottica, e non sono solo belle parole ma è ciò che ha caratterizzato la storia dell'uomo per secoli. Nella seconda relazione Grion ha trattato il tema «Ecologia integrale per un mondo che cambia». Il lavoro non è una condanna, lo è a volte farlo in certe condizioni. La cultura dominante vuole però che la felicità sia altrove, lontano dal lavoro, il che significa vivere in apnea buona parte della nostra vita. Certo, a un certo punto della storia il lavoro non è più per l'uomo ma viceversa e questo crea alienazione. C'è infatti un modo umano è uno inumano per considerare il lavoro. Quando l'uomo è ridotto solo a strumento di produzione, c'è qualcosa che non va. Nel lavoro invece si gioca la nostra umanità, c'è una necessità intrinseca di realizzazione. Si lavora anche per se stessi e la propria dignità, non solo per gli altri. È questa una dimensione impagabile, spesso svilita dal volerla mercanteggiare. Abbiamo bisogno di strumenti che ci aiutino a organizzare il lavoro è la produttività, ma dobbiamo anche riscoprire cosa umanizza il lavoro. Grion ribadisce che è la logica del dono e della gratuità, oggi considerata esterna al lavoro e all'economia, che può ridare senso al tutto. Un lavoro sensato è infatti un lavoro che, mentre ci dà gli strumenti per vivere, ci da anche modo di riscoprire la nostra umanità e ci mette in relazione con gli altri.

Nel pomeriggio ha preso la parola il vescovo Renato Marangoni per ringraziare della giornata e incoraggiare i presenti ad avere fiducia nel futuro e a prendere coraggio dal Vangelo per cercare di cambiare veramente il lavoro nel modo suggerito dal convegno. Sono seguiti due interventi di Davide Girardi dell'Istituto Universitario Salesiano di Udine il quale ha parlato di cosa sta avvenendo con la «quarta rivoluzione industriale » in cui siamo entrati da qualche anno. Questa quarta fase appare l'evoluzione del processo informatico della terza rivoluzione industriale avviata negli anni '60 con trasformazione radicale del sistema produttivo. Nasce in Germania con l'obiettivo di mantenere competitivo il sistema industriale tedesco integrando al lavoro le nuove tecnologie digitali e robotiche, creare una fitta rete di imprese e sviluppare la collaborazione tra di loro, promuovere ricerche e competenze specifiche. Fabbriche intelligenti, modularità, capacità di rispondere in tempo reale, sono solo alcune delle caratteristiche di questo cambiamento dove le varie realtà del lavoro sono automatizzare e interconnesse. Sono programmi che anche Francia, Cina, Regno Unito e Italia hanno sviluppato. Il piano da considerare però non è solo economico, ma anche sociale perché comporta una inevitabile trasformazione del lavoro, richiesta di specifiche competenze, adeguata formazione, sostegno economico e politico. Ci sarà una perdita significativa di posti di lavoro, e questo provocherà anche delle trasformazioni sociali. Si creeranno per contro nuovi posti di lavoro in nuovi ambiti, per cui non è detto che la situazione diventi così critica, anche se il rischio interesserà settori che fino a questo momento erano immuni dagli effetti del cambiamento tecnologico come i servizi, la sanità e i trasporti. Per L'Italia, dove 9 imprese su 10 sono piccole e medio-piccole imprese, sarà inoltre da capire come queste potranno rimanere competitive a fronte della possibilità delle medie e grandi industrie di sfruttare le nuove tecnologie. Sarà inoltre necessario valutare non solo la quantità ma anche la qualità del lavoro generato da questa rivoluzione: come sarà? Come cambierà il precariato? Aumenterà o diminuirà? Per questo è importante una gestione politica e non solo economica del cambiamento. L'analisi di Girardi ha evidenziato tutti i possibili fattori positivi e negativi del cambiamento, tanti scenari in cui il ruolo dell'uomo sarà fondamentale per sfruttare le opportunità e per non soccombere di fronte a un cambiamento epocale; un cambiamento che genererà sia processi inclusivi che esclusivi, che vanno dunque gestiti da una vera politica del lavoro. La seconda giornata è stata dedicata a una tavola rotonda, moderata da Stefano Perale, sul tema «Lavoro libero, creativo, partecipativo, solidale». Si sono cercate risposte e soluzioni concrete alle tante domande sorte nella prima giornata. Sono intervenuti Iuri De Col, titolare di un'industria che si occupa di robotica, il quale ha spiegato come la loro attività non sia in realtà «rubare» il lavoro alle persone, ma bensì eliminare il lavoro pesante, ripetitivo e pericoloso per farlo fare alle macchine. La vera rivoluzione di Industria 4.0, a suo parere, è l'evoluzione umana all'interno di questi processi. Un approccio positivo e incoraggiante al futuro dove l'uomo rimane al centro. Paolo Chissalea ha parlato dell'esperienza di una cassa di solidarietà dei lavoratori operante in Luxottica. Un esperienza operativa da 20 anni che aiuta i soci lavoratori che si trovano in difficoltà per svariati motivi e che ha creato una vera cultura della solidarietà in azienda. Tiziana Martire, presidente dell'associazione «Cantiere della Provvidenza», ha portato l'esperienza di questa associazione nata nel 2013 con lo scopo di cercare e creare lavoro per chi non ce l'ha, con progetti e soluzioni creative che includano persone con disabilità. Marco Da Rin ha parlato infine della sua realtà aziendale che si occupa di fornire strumenti di marketing, software avanzati e promozione aziendale, Una realtà dove i rapporti lavorativi sono stati impostati con la libertà di gestire il proprio tempo lavorativo: come, dove e quando. Fare bene dunque il proprio lavoro, rispettare i budget ma nella piena libertà di azione. Per farlo, però, servono grande responsabilità e preparazione culturale, sia nel singolo che nella società.

Due giorni intensi, che hanno portato alla luce tante problematiche cercando però, come di consueto, di dare qualche risposta e soluzione verso un orizzonte di speranza, consci comunque che le sfide da affrontare sono tante. (giorgio roncada)