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Videomessaggio da don Bruno Soppelsa alla riunione dei Vescovi del Triveneto

I Vescovi del Nordest si sono riuniti in questi giorni - 6 e 7 marzo 2017 - presso la Residenza Santo Stefano a Bibione (Venezia), nella diocesi di Concordia-Pordenone, dove si è tenuta stavolta la periodica riunione della Conferenza episcopale Triveneto. La mattina di martedì 7 marzo, inoltre, hanno vissuto nella chiesa parrocchiale di santa Maria Assunta la celebrazione della...

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Con Evangelii gaudium gli Esercizi spiri…

Con Evangelii gaudium gli Esercizi spirituali

La quaresima, tempo di penitenza e di speranza, suggerisce che il cambiamento nella vita è possibile. Non però in modo magico, ma risvegliando e mettendo in moto tutta la persona, in tutte le sue dimensioni, compreso lo spirito. Ecco perché il Centro «Papa Luciani» propone questa settimana, da martedì 14 a venerdì 17 marzo, due ore al giorno di esercizi...

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Il Vescovo per i Giorni dello Spirito e …

Il Vescovo per i Giorni dello Spirito e di comunità: «c'è bisogno di profumo attorno al Vangelo»

Una lettera che, all'inizio della Quaresima, intende incoraggiare «laici e sacerdoti» che «hanno preparato i Giorni dello Spirito e di comunità». «Vorrei suggerire a tutti di lasciarsi vincere da atteggiamenti, parole e gesti amanti», scrive il Vescovo Renato, sulla linea del Vangelo del mercoledì delle Ceneri: «Quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto» (Mt 6,1-6.16-18). Il tutto è orientato...

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Belluno vescovo Marangoni messa di ingresso 20Scarica il testo in .doc e in .pdf

Alle comunità parrocchiali della Chiesa di Belluno-Feltre,

in particolare ai presbiteri, ai Consigli pastorali,

a quanti sono chiamati a un servizio di progettazione e di animazione in parrocchia

 

In queste ultime settimane, a ridosso della stagione estiva, dopo il «passaggio di pastorale» dal vescovo Giuseppe - a cui va la nostra vivissima riconoscenza - e il nuovo vescovo Renato, il Consiglio pastorale diocesano, si è incontrato alzando lo sguardo sul cammino del prossimo anno pastorale 2016-2017. È stato così rinnovato l’impegno ad accompagnare la vita della comunità diocesana con l’attenzione a cogliere i passi futuri da condividere insieme. Ne è nato un testo di raccolta di alcune «cose necessarie» che tutte le comunità parrocchiali sono invitate ad accogliere, a fare proprie e a elaborare localmente. Nell’intento di favorire uno spirito di condivisione spirituale e pastorale sono stati elaborati quattro punti che consegniamo, dopo il dovuto discernimento fatto assieme al vescovo Renato e dopo aver consultato i responsabili degli Uffici diocesani di pastorale. Preme precisare che questi quattro punti nella forma di quattro domande non esauriscono la progettazione pastorale che dovrebbe avvenire sia a livello di parrocchie e sia, in via sussidiaria, a livello foraniale. La loro insistenza riguarda il clima da attivare e da condividere. Si tratta di una «intonazione» che auspichiamo diventi un terreno comune per le nostre parrocchie per «camminare insieme». Sono pensate a partire dagli orientamenti più generali della Chiesa italiana, delle consegne a essa di Papa Francesco e, soprattutto, sono in vista di ciò che matureremo nel cammino successivo dei prossimi anni, per primo il rinnovo degli organismi pastorali come espressione di una corresponsabilità e di una chiarificazione nell’azione pastorale. Cercheremo di sostenere e accompagnare, nel corso dell’anno, il cammino della nostra Chiesa con ulteriori strumenti che si rendessero necessari. Premettiamo al testo elaborato le parole che Papa Francesco ha rivolto ai delegati di tutte le Diocesi italiane nel Convegno nazionale tenuto a Firenze dal 9 al 13 novembre 2015.

 

 Raccogliamo e poniamo le nostre attese, le nostre fatiche, il nostro comune impegno «nella gioia del Vangelo». Il Signore Gesù, volto della misericordia del Padre, ci benedica!

 

1 luglio 2016

 

Il Consiglio pastorale diocesano - il Vescovo Renato

L’appello e la consegna di papa Francesco alle Chiese in Italia

 

[dall’intervento di papa Francesco al Convegno ecclesiale nazionale di Firenze, 10-11-2015]

 

«Si può dire che oggi non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca. Le situazioni che viviamo oggi pongono dunque sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere. Questo nostro tempo richiede di vivere i problemi come sfide e non come ostacoli: il Signore è attivo e all’opera nel mondo. Voi, dunque, uscite per le strade e andate ai crocicchi: tutti quelli che troverete, chiamateli, nessuno escluso (cfr Mt 22,9). Soprattutto accompagnate chi è rimasto al bordo della strada, «zoppi, storpi, ciechi, sordi»« (Mt 15,30). Dovunque voi siate, non costruite mai muri né frontiere, ma piazze e ospedali da campo. Mi piace una Chiesa italiana inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà. L’umanesimo cristiano che siete chiamati a vivere afferma radicalmente la dignità di ogni persona come Figlio di Dio, stabilisce tra ogni essere umano una fondamentale fraternità, insegna a comprendere il lavoro, ad abitare il creato come casa comune, fornisce ragioni per l’allegria e l’umorismo, anche nel mezzo di una vita tante volte molto dura. Sebbene non tocchi a me dire come realizzare oggi questo sogno, permettetemi solo di lasciarvi un’indicazione per i prossimi anni: in ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni Diocesi e circoscrizione, in ogni regione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni, specialmente sulle tre o quattro priorità che avrete individuato in questo convegno. Sono sicuro della vostra capacità di mettervi in movimento creativo per concretizzare questo studio. Ne sono sicuro perché siete una Chiesa adulta, antichissima nella fede, solida nelle radici e ampia nei frutti. Perciò siate creativi nell’esprimere quel genio che i vostri grandi, da Dante a Michelangelo, hanno espresso in maniera ineguagliabile. Credete al genio del cristianesimo italiano, che non è patrimonio né di singoli né di una élite, ma della comunità, del popolo di questo straordinario Paese».

 

1.     Dove collocare l’anno pastorale 2016-2017?

 

 L’anno pastorale 2016-2017 rappresenta per la nostra Chiesa di Belluno-Feltre un’ulteriore tappa di un ricco cammino che viene da lontano. Sono trascorsi dieci anni dalla conclusione dell’ultimo Sinodo. I passi compiuti permettono di guardare avanti per avanzare ancora. Un primo invito per tutte le comunità ecclesiali della nostra Diocesi è di sentire e riconoscere questo cammino, di starci dentro, di coglierne la verità. Probabilmente emergeranno aspetti incompiuti. È opportuno riconoscerli per essere più consapevoli della realtà vissuta. Ogni comunità - senza complicarsi la vita e l’attività - potrebbe tenere viva questa attenzione e, nei momenti in cui lo riterrà opportuno, chiedersi: Dove siamo arrivati? Come siamo? Inevitabile poi guardarsi in volto e domandarsi: Chi siamo? Se possibile tutto questo con semplicità evangelica e con riconoscenza per quello che ognuno è e rappresenta. Ci dice l’apostolo Paolo: «Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda» [Rm 12,10]. Tutto questo è un esercizio d’amore.

Ogni comunità - o più comunità se già collaborano pastoralmente - preveda qualche momento di incontro, nella prima parte dell’anno tra: Consiglio pastorale, collaboratori in parrocchia, gruppi parrocchiali… per aprire un confronto a partire dalle tre domande: 1. Dove siamo arrivati, in quanto comunità ecclesiale? 2. Come siamo? 3. Chi siamo? Lo scopo è di conoscersi meglio condividendo il dono e l’impegno di essere comunità ecclesiale.

È importante che le persone e i gruppi più direttamente impegnati in parrocchia si attivino per trovare una sintonia in vista del nuovo anno Pastorale. Cresce così «lo stile di comunità». È importante incontrarsi gratuitamente e non solo per «fare qualcosa».

2.     Con quale attenzione e cura vivere l’anno pastorale 2016-2017?

 Nella circostanza del V Convegno ecclesiale nazionale (Firenze 9-13 novembre 2015), papa Francesco ha consegnato alle Chiese in Italia l’esortazione apostolica Evangelii gaudium. Corrispondendo a questa consegna e in comunione con tutte le comunità ecclesiali italiane, ci impegniamo a vivere l’anno pastorale 2016-2017 «nella gioia del Vangelo». Si tratta di una sorta di intonazione con cui caratterizzare ogni esperienza e iniziativa pastorale. Cercheremo di camminare insieme nella gioia del Vangelo, nella fiducia che tale intonazione è possibile. Non importa se succederà di calare di tono. Confidiamo che tale intonazione potrà essere ripresa e in questo cercheremo di aiutarci, a tutti i livelli. È possibile progettare la vita delle nostre parrocchie ispirandoci alla gioia del Vangelo. Ci sono tante parole, gesti, atteggiamenti, scelte, situazioni in cui cercarla, veicolarla, manifestarla, indicarla. Fare oggetto di lettura, di approfondimento, di confronto l’esortazione apostolica diventa un impegno comune e concreto per le nostre comunità, per i nostri gruppi, nelle nostre iniziative. Con questa intonazione saremo portati a fare maggiormente riferimento al Vangelo in tutta la vita pastorale, cercando di concentrare di più la nostra attenzione nei racconti evangelici, così come la Liturgia ce li propone quotidianamente. Nelle mille occasioni di incontro in parrocchia è bene partire dalla narrazione evangelica del giorno. Il Vangelo non può essere percepito come un peso, un vincolo in più, un ostacolo. Esso apre a una gioia che è per tutti e da cercare e volere insieme. Si tratta di aiutarsi vicendevolmente ad assumere questa responsabilità e ad affrontare questa fatica.Le parole di Gesù sono incoraggianti a riguardo: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. […] Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». [Mt 11,28.29]. Se si punterà sulla reciproca accoglienza, su una sana pazienza da avere gli uni con gli altri, sulla fraternità, sarà più immediato percepire la gioia del Vangelo.

All’inizio dell’anno pastorale, in ogni comunità parrocchiale, ci si impegnerà a caratterizzare concretamente la vita e l’attività pastorale su questa intonazione: nella gioia del Vangelo. La sede più adeguata è il Consiglio pastorale. È opportuno che ciò non sia fatto solo e semplicemente dal parroco, ma attivando uno stile di corresponsabilità, cercando di operare un discernimento comunitario, avviando un metodo che coinvolga tutti coloro che svolgono dei servizi di animazione e di formazione in parrocchia. L’Annuncio e la Catechesi, la Liturgia, la Carità sono le dinamiche in cui la comunità fa esperienza della gioia del Vangelo. Un certo modo di impostare la catechesi dei ragazzi e degli adulti, un certo modo di guardare ai giovani, la celebrazione dei sacramenti specialmente dell’Eucaristia - compreso il canto e la preghiera - e infine il vissuto di carità sono le dinamiche in cui vivere e testimoniare la gioia del Vangelo.

3.     In quale modalità e con quale metodo «fare pastorale»?

 Un insieme di esperienze ed eventi che stanno caratterizzando la vita della Chiesa, a tutti i livelli, compreso quello locale, orientano alla «sinodalità» come metodo non solo da attivare in pastorale, dunque da sperimentare ulteriormente e sviluppare. La parola non è astratta: significa «camminare insieme». La diocesi porta con sé il frutto dell’esperienza del Sinodo diocesano concluso dieci anni fa. «Sinodalità» dice un bisogno che tutti sentiamo di essere coinvolti, di dare un volto più comunitario e più corresponsabile alle nostre comunità ecclesiali. Il disagio che si prova quando in parrocchia uno solo fa tutto, imposta tutto, decide a prescindere da tutti, non è così raro. «Camminare insieme» comporta la fatica di accogliersi, di riconoscersi e, poi, di intrecciare le risorse rappresentate dalle persone, dagli organismi, dalle strutture e dai beni che abbiamo, rispettando competenze e responsabilità. In questa prospettiva c’è l’esigenza di rispettarsi nei diversi compiti e servizi che le persone assumono, senza prevaricare sugli altri. È un interessante esercizio di pastorale tutto questo che richiede cura nelle relazioni e metodo di lavoro, altrimenti ci si fa del male. Come in ogni realtà comunitaria, come in ogni famiglia occorre apprendere l’arte di vivere e operare insieme, connessi e coordinati. Le nostre comunità parrocchiali hanno necessità di caratterizzare così la vita ecclesiale e l’azione pastorale. Tutto questo può sfociare gradualmente in uno stile di vita comunitaria che è viva testimonianza del Vangelo nel contesto di oggi. In questo modo ci si allena a non essere solo dei singoli individui nel dare testimonianza, ma insieme come discepoli al seguito di Gesù. Negli Atti degli Apostoli spesso è richiamato in forma di sommario questo stile di comunione che diventa anche la più efficace missione. Apprendendo il metodo della sinodalità senz’altro sono decisivi i criteri proposti da papa Francesco nella Evangelii gaudium e riproposti nell’Amoris laetitia:

a.       il tempo è superiore allo spazio: dunque attiviamo processi più che occupare spazi (EG 222-225);

b.      l’unità prevale sul conflitto (EG 226-230);

c.       la realtà è più importante dell’idea (EG 231-233;

d.      il tutto è superiore alla parte (EG 234-237).

 Questo esercizio di sinodalità è la premessa necessaria perché prossimamente - probabilmente nel successivo anno pastorale - possiamo guardare alla realtà delle nostre comunità parrocchiali in particolare alla forma di vita che dovrebbero gradualmente assumere, alla sostenibilità delle loro attività e, dunque, agli organismi di rappresentanza (Consigli pastorali e Consigli parrocchiali per gli Affari economici) e alla ministerialità (servizi con mandato ecclesiale) di cui necessitano. Senz’altro dovremmo prendere in mano l’ipotesi dei Consigli pastorali, ma non teoricamente bensì per la mission a cui sono chiamati oggi in un contesto molto diverso da quello in cui sono stati pensati. Anche la gestione dei beni, degli immobili e delle strutture sta diventando un problema pastorale. Ci sono molti «luoghi comuni» a riguardo, ma la comunità ecclesiale non può fare a meno di fare discernimento. Se si volesse rispondere alla domanda circa la finalità dei Consigli in pastorale, la risposta non può che essere: per fare discernimento. Oggi le comunità ecclesiali per vivere sul territorio ed essere in missione, o come dice papa Francesco «in uscita» e in grado di raggiungere le «periferie» sono nella necessità di fare discernimento. Nel Concilio Vaticano II è risuonata l’esigenza di «leggere e interpretare i segni dei tempi». Ecco dove ci porta la sinodalità: a Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia (Orientamenti pastorali nazionali 2001-2010), a Educare alla vita buona del Vangelo (Orientamenti pastorali 2011-2020). Un forte invito a operare discernimento ci è venuto dal Convegno ecclesiale nazionale di Firenze (novembre 2015) e, soprattutto, dai continui appelli di papa Francesco.

Nell’anno pastorale 2016-2017 possiamo gradualmente allenarci innanzitutto negli atteggiamenti, ma poi anche operativamente nell’attività pastorale e nelle singole iniziative, con metodologie di lavoro ispirate alla sinodalità per operare il «discernimento comunitario». Si tratterà di aver cura nel consolidare uno stile di vita comunitario così caratterizzato.

Gli operatori pastorali - compresi i presbiteri e i diaconi - in particolare tutti coloro che sono chiamati a fare formazione nelle parrocchie, nelle foranie, a livello diocesano cerchino di impostare le proposte formative in una logica di «discernimento comunitario». L’attenzione alle persone, alle loro situazioni di vita, alle loro domande e aspettative, unitamente a un paziente e graduale accompagnamento è una condizione imprescindibile per attuarlo. Gli Uffici diocesani di pastorale, nell’ambito che compete a essi, possono offrire strumenti e indicazioni a riguardo.

4.     Quale volto di Chiesa intendiamo manifestare?

Siamo partiti dalla «gioia del Vangelo» a cui affidarci e, di conseguenza, da incarnare. Ne deriva l’esigenza di uno stile di vita da assumere e di un metodo che ci permetta di individuarlo e farlo crescere. Li abbiamo riconosciuti nella sinodalità ossia nella condizione del camminare insieme facendo discernimento comunitario per essere in missione oggi. Se vive e opera così una comunità ecclesiale si fa portatrice del dono ricevuto che papa Francesco, attingendo dalla Parola di Dio, chiama «misericordia». È il modo di amare di Dio che possiamo riconoscere nel volto e nella vicenda umana di Gesù; è il suo modo di accostare le persone, di guarirle aprendo loro ulteriori e nuove prospettive di vita, di riconsegnarle all’incontro con altri fratelli e sorelle. Il Giubileo della misericordia è stato pensato e voluto perché la Chiesa rifletta nel suo volto la stessa misericordia del Padre che ha tanto amato il mondo da dare a noi suo Figlio. Il dono è totale e radicale da parte di Dio. Lo Spirito è in azione per ricordarci tutto questo, per convincerci di questo, per convertirci a questo…

Il Giubileo della misericordia ci ha aiutato a ripensare l’immagine di Dio, a rivedere le parole che diciamo su di lui, i sentimenti con cui lo pensiamo e lo cerchiamo, ma anche il nostro essere Chiesa, la nostra testimonianza al Vangelo, il nostro rapporto con il mondo, il nostro operare per il bene comune.
A seguito del Giubileo, che ancora rimane aperto fino al termine dell’anno liturgico quando lo chiuderemo insieme in coincidenza con l’Assemblea diocesana, ci resta questo «codice di accesso» - Misericordiosi come il Padre - per vivere e testimoniare la Gioia del Vangelo.

Per le nostre comunità ecclesiali l’esercizio delle opere di misericordia, nelle mille declinazioni che possono avere oggi, rende credibile l’annuncio e la catechesi, la liturgia, e la carità che la nostra Chiesa di Belluno -Feltre saprà mettere in atto.

 

Il Signore Gesù, volto della misericordia del Padre, ci benedica!